La banda degli onesti

A cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta la Rai, in concomitanza della stagione estiva, interrompeva la consueta programmazione televisiva e proponeva ogni anno un ciclo dedicato ai film di Totò. In seguito anche le TV private locali continuarono e continuano tutt’ora a trasmettere periodicamente i film del comico napoletano. Tra tutti i film di Totò e Peppino, “La banda degli onesti” è quello che più amo. Potrei citare a memoria interi scambi di battute, per quante volte l’ho visto e rivisto, sempre con immutato piacere. Anzi, mi meraviglio ogni volta nello scoprire uno sguardo o una espressione di Peppino, vittima sacrificale di Totò. Memorabili le storpiature continue del suo cognome (Lo Turco): Lo Sturzo, Turchetti, Gianturco, Lo Turzo, Lo Struzzo, Lo Curto. A completare il terzetto di attori comici l’ottimo Giacomo Furia.

Diretto da Camillo Mastrocinque e sceneggiato da Age & Scalpelli, il film racconta le comiche peripezie di un improbabile terzetto di falsari improvvisati. I tre, venuti in possesso fortuitamente di alcuni cliché originali della zecca, e gravati da difficoltà economiche, decidono non senza remore di stampare banconote false. La pellicola vide la luce nelle sale italiane nel 1956. Da allora resta attuale per il tema trattato, il dualismo onestà / corruzione.

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