La banda degli onesti

A cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta la Rai, in concomitanza della stagione estiva, interrompeva la consueta programmazione televisiva e proponeva ogni anno un ciclo dedicato ai film di Totò. In seguito anche le TV private locali continuarono e continuano tutt’ora a trasmettere periodicamente i film del comico napoletano. Tra tutti i film di Totò e Peppino, “La banda degli onesti” è quello che più amo. Potrei citare a memoria interi scambi di battute, per quante volte l’ho visto e rivisto, sempre con immutato piacere. Anzi, mi meraviglio ogni volta nello scoprire uno sguardo o una espressione di Peppino, vittima sacrificale di Totò. Memorabili le storpiature continue del suo cognome (Lo Turco): Lo Sturzo, Turchetti, Gianturco, Lo Turzo, Lo Struzzo, Lo Curto. A completare il terzetto di attori comici l’ottimo Giacomo Furia.

Diretto da Camillo Mastrocinque e sceneggiato da Age & Scalpelli, il film racconta le comiche peripezie di un improbabile terzetto di falsari improvvisati. I tre, venuti in possesso fortuitamente di alcuni cliché originali della zecca, e gravati da difficoltà economiche, decidono non senza remore di stampare banconote false. La pellicola vide la luce nelle sale italiane nel 1956. Da allora resta attuale per il tema trattato, il dualismo onestà / corruzione.

To the moon

To the moon è un “non gioco”, realizzato con una povertà di mezzi disarmante dal piccolissimo team indipendente Freebird Games, capitanato da Kan Gao.

E’ fondamentalmente una storia interattiva, la giocabilità è ridotta all’essenziale. Si tratta per lo più di seguire la storia e risolvere piccoli enigmi.

E’ comunque una esperienza emotiva fortissima, grazie ad una storia originale con un tema per nulla banale (la malattia, la morte, l’amore), una regia davvero sapiente specie nel finale, personaggi che entrano rapidamente nel proprio immaginario, ed una colonna sonora bellissima.

Circa tre o quattro ore di gioco che terminano immancabilmente con un lacrimuccia. Il video sottostante ne è la prova.

I videogiochi sono Arte? Indubbiamente si.

Ori and the Blind Forest

Ori è un plattform che ha come punto di forza una ambientazione fantastica ed una giocabilità davvero ben calibrata. Inoltre ha dalla sua una colonna sonora magnifica, degna di un buon film. Ambientato in una foresta magica, che prende letteralmente vita in ogni suo elemento a video, ha come protagonista un piccolo folletto bianco che, senza tanti giri di parole, deve come al solito salvare il suo mondo dal male che lo opprime.

Difficoltà del gioco alta ma mai frustrante, grafica spettacolare e musica coinvolgente, ed un sistema di salvataggi che richiede un minimo di strategia mi hanno regalato una ventina di ore di puro divertimento.

Sviluppato da Moon Studios GmbH ed edito da Microsoft Studio per diverse piattaforme nel 2015