Blade Runner

Nel 1982 il famosissimo film di Ridley Scott uscì nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, e da quel momento in poi la fantascienza al cinema non è stata più la stessa.

Locandina

Locandina

Quasi tutti i film “di genere” successivi si son dovuti confrontare, in un modo o nell’altro, con la rappresentazione di un futuro per nulla idilliaco e/o asettico e di una tecnologia imperfetta e “consumata”, che hanno contribuito a rendere immortale Blade Runner.

E’ stato il primo film “adulto” che ho visto al cinema, in compagnia di un mio caro amico. Eravamo appena quattordicenni. All’epoca era ancora possibile pagare un biglietto e rimanere in sala per più proiezioni. Fu così che entrammo nel cinema nel primo pomeriggio e ne uscimmo a sera inoltrata, dopo aver assistito per due volte alla proiezione del film. Blade Runner fu uno shock, quasi storditi decidemmo di rivederlo immediatamente.
Esperienza che ho poi ripetuto più e più volte nel corso nel tempo, collezionando quasi tutte le tante edizioni del film: videocassette in lingua italiana ed in originale, dvd e blu ray, fino ad arrivare alla famosa “valigetta”, una edizione completa di diversi gadget.

Edizione speciale in valigetta

Edizione speciale in valigetta

Pur non avendo avuto un successo clamoroso all’epoca dell’uscita nelle sale, Blade Runner è diventato un film “di culto” grazie ad una potente quanto rara alchimia di diversi fattori:

La storia, liberamente tratta da un racconto breve di Philip K. Dick, scrittore americano tanto osannato dalla critica quanto da me odiato (gusti personali). Blade Runner, al di là dei miei giudizi, è considerato uno dei pochi casi in cui il film è decisamente migliore dell’opera scritta da cui è tratto. Ambientato in una Los Angeles decadente del 2019, afflitta dall’inquinamento e da continue piogge acide, vede il protagonista principale Rick Deckard andare a caccia di alcuni “replicanti” fuggiti da una colonia extra mondo e tornati sulla terra in cerca del loro creatore. I replicanti sono dei robot evoluti (classe Nexus 6), quasi del tutto indistinguibili dagli esseri umani. Creati per essere utilizzati come schiavi nelle colonie, hanno solo pochi anni di vita per evitare che sviluppino emozioni proprie. Ma alcuni di essi, capitanati da Roy Batty, riescono a tornare sulla terra alla ricerca del Dott. Tyrell, loro creatore, per tentare di ottenere la rimozione del limite imposto alla durata della loro breve vita. Durante le indagini Deckard incontra Rachel, una replicante di proprietà di Tyrell e ignara della propria condizione di umana artificiale. Toccherà a Deckard svelarle la verità, e tra i due nascerà l’amore. Di finali ne esistono tanti quante le varie versioni pubblicate nel tempo. L’edizione cinematrografica ha un finale rimaneggiato dalla produzione che utilizzò una ripresa aerea di una foresta canadese commissionata da Stanley Kubrick per il suo The Shining e mai utilizzata. In ogni caso, qualunque sia il finale proposto nelle diverse edizioni, un certo margine di interpretazione è sempre lasciato all’intuizione dello spettatore. Deckard è anch’egli un replicante?

Gli attori. Harrison Ford era reduce dal primo Guerre Stellari, e su consiglio di Steven Spielberg superò un difficilissimo e tormentato casting. Rick Deckard è considerato uno dei personaggi meglio interpretati da Ford, nonostante gli atriti sul set con il regista.

Harrison Ford

Harrison Ford

Rutger Hauer si vide assegnata la parte del replicante Roy Batty, che resta sicuramente la sua migliore interpretazione, ed è certamente il personaggio per il quale l’attore è ancora oggi ricordato dal grosso pubblico. Memorabile il suo monologo nella pioggia, in parte da lui stesso scritto e quasi improvvisato durante le riprese.

Rutger Hauer

Rutger Hauer

E poi Sean Young, Edward James Olmos e Daryl Hannah che interpretano personaggi che restano impressi per sempre nella memoria dello spettatore.

L’ambientazione. La Los Angeles del futuro vive di vita propria. Decadente, afflitta da pioggia costante, sempre senza sole, con fumi che fuoriescono senza sosta dai tombini e dalle ciminiere delle immense fabbriche, affollatissima di gente, multietnica, con palazzi immensi ricoperti da giganteschi schermi pubblicitari tra i quali sfrecciano malridotte automobili volanti. Abitazioni fatiscenti, scarsamente illuminate e con elettrodomestici vecchi e guasti. Da Blade Runner in poi nessuno scenografo ha potuto prescindere da esso.

Foto di scena

Foto di scena

La colonna sonora. Affidata a Vangelis, è per stessa ammissione di Ridley Scott uno degli elementi che più caratterizzano il film e che gli hanno donato vita eterna nell’immaginario collettivo. Anch’essa pubblicata a più riprese ed in diverse edizioni, ha la dignità di un opera musicale a sé, ascoltabilissima anche senza conoscere il film. I carateristici synth di Vangelis la fanno ovviamente da padrone.

Colonna sonora

Colonna sonora

Il videogioco. Nel 1997 i Westwood Studios pubblicarono una bellissima avventura grafica per PC, ampiamente ispirata alla storia del film. Per mancati accordi non poterono utilizzare l’effige di Harrison Ford per il personaggio principale, sebbene l’ottimo doppiaggio italiano, inconsueto per l’epoca, era impreziosito dalla voce di Michele Gammino, già doppiatore di Ford nel film. La storia del gioco aveva ben otto finali diversi a seconda delle scelte effettuate lungo il corso della storia. Allo stato attuale è quasi impossibile giocare Blade Runner sui PC moderni, a meno di non ricorrere ad una patch reperibile in rete. Purtroppo la grafica obsoleta ed alcuni difetti non risolti dalla patch non rendono giustizia al magnifico lavoro dei Westwood Studios.

Videogioco

Videogioco

Videogioco

Videogioco

 

 

La banda degli onesti

A cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta la Rai, in concomitanza della stagione estiva, interrompeva la consueta programmazione televisiva e proponeva ogni anno un ciclo dedicato ai film di Totò. In seguito anche le TV private locali continuarono e continuano tutt’ora a trasmettere periodicamente i film del comico napoletano. Tra tutti i film di Totò e Peppino, “La banda degli onesti” è quello che più amo. Potrei citare a memoria interi scambi di battute, per quante volte l’ho visto e rivisto, sempre con immutato piacere. Anzi, mi meraviglio ogni volta nello scoprire uno sguardo o una espressione di Peppino, vittima sacrificale di Totò. Memorabili le storpiature continue del suo cognome (Lo Turco): Lo Sturzo, Turchetti, Gianturco, Lo Turzo, Lo Struzzo, Lo Curto. A completare il terzetto di attori comici l’ottimo Giacomo Furia.

Diretto da Camillo Mastrocinque e sceneggiato da Age & Scalpelli, il film racconta le comiche peripezie di un improbabile terzetto di falsari improvvisati. I tre, venuti in possesso fortuitamente di alcuni cliché originali della zecca, e gravati da difficoltà economiche, decidono non senza remore di stampare banconote false. La pellicola vide la luce nelle sale italiane nel 1956. Da allora resta attuale per il tema trattato, il dualismo onestà / corruzione.

To the moon

To the moon è un “non gioco”, realizzato con una povertà di mezzi disarmante dal piccolissimo team indipendente Freebird Games, capitanato da Kan Gao.

E’ fondamentalmente una storia interattiva, la giocabilità è ridotta all’essenziale. Si tratta per lo più di seguire la storia e risolvere piccoli enigmi.

E’ comunque una esperienza emotiva fortissima, grazie ad una storia originale con un tema per nulla banale (la malattia, la morte, l’amore), una regia davvero sapiente specie nel finale, personaggi che entrano rapidamente nel proprio immaginario, ed una colonna sonora bellissima.

Circa tre o quattro ore di gioco che terminano immancabilmente con un lacrimuccia. Il video sottostante ne è la prova.

I videogiochi sono Arte? Indubbiamente si.

Ori and the Blind Forest

Ori è un plattform che ha come punto di forza una ambientazione fantastica ed una giocabilità davvero ben calibrata. Inoltre ha dalla sua una colonna sonora magnifica, degna di un buon film. Ambientato in una foresta magica, che prende letteralmente vita in ogni suo elemento a video, ha come protagonista un piccolo folletto bianco che, senza tanti giri di parole, deve come al solito salvare il suo mondo dal male che lo opprime.

Difficoltà del gioco alta ma mai frustrante, grafica spettacolare e musica coinvolgente, ed un sistema di salvataggi che richiede un minimo di strategia mi hanno regalato una ventina di ore di puro divertimento.

Sviluppato da Moon Studios GmbH ed edito da Microsoft Studio per diverse piattaforme nel 2015